La foresta ferita

La foresta ferita

A distanza di un secolo dalla fine della grande guerra l’Altopiano di Asiago, in Veneto, sembra essere tornato indietro nel tempo. Radure svuotate, migliaia di alberi abbattuti dalla forza del vento riportano alla memoria le condizioni in cui si trovava la montagna alla fine del conflitto.
Durante la guerra il paesaggio era cambiato per far passare soldati e armi, per costruire trincee, per eliminare gli ostacoli dei micidiali lanci dell’artiglieria.
Una tragedia consapevole perché voluta dall’uomo.
Nel 1920 iniziò la lunga ricostruzione dei paesi distrutti e la grande riforestazione dell’Altopiano.
Questi luoghi tornavano alla vita e la natura cercava di nascondere i segni della tragedia.
Oggi gli alberi sono stati abbattuti da un evento climatico senza precedenti.
Centinaia di migliaia di esemplari di abete rosso, il “peccio” tanto amato da Mario Rigoni Stern, sono venuti giù come fuscelli strappati alla terra con le loro radici sottili distruggendo anche l’habitat di tante specie animali.
“Il profumo degli alberi è scomparso e si sente l’odore forte della resina che si sprigiona dai tronchi spezzati, un grido di lamento, le lacrime del bosco”, è il primo pensiero di Daniele Zovi, ex generale dei carabinieri forestali e scrittore naturalista.
“Ci vorranno non meno di tre anni per rimuovere tutti questi alberi e almeno 80 anni per rivedere il bosco come prima” racconta Gianni figlio del compianto scrittore Mario Rigoni Stern , lo stesso che pur amando l’abete rosso si convinse dell’errore di aver piantato boschi puri di leccio: “la stessa specie e la stessa età hanno un equilibrio molto fragile perché parassiti di ogni genere, malattie fungine, insetti e inclemenze stagionali possono in breve tempo distruggere tutto”.
Daniele e Gianni due grandi conoscitori di questi boschi sono le principali voci guida di questo racconto tra ricordi, sentimenti e speranze per far rinascere queste foreste.